Castorina 1895, la storia della mia famiglia

Le origini siciliane

É il 1895: l’anno in cui Guglielmo Marconi effettua la prima trasmissione via radio e in cui i Fratelli Lumière inventano il cinema e nelle case italiane non esiste ancora l’elettricità.

É il 1895, dunque, e in Sicilia – per la precisione a Catania – Mario Castorina, il mio bisnonno, inizia a lavorare come intagliatore.

Mario era certo fin dal primo momento che quel lavoro sarebbe diventato la sua ragione di vita, ma quello che non poteva immaginare era che quella sua passione per il legno sarebbe stata tramandata di padre in figlio per tutte le successive generazioni.

Il periodo romano

Agli inizi del ‘900 Mario Castorina – come migliaia di suoi conterranei – lascia la Sicilia ed emigra in cerca di maggiore fortuna a Roma. I primi tempi sono duri ed è costretto a lavorare in casa, ma ben presto apre una piccola bottega in Via dei Reti n. 17 dove intaglia, restaura e costruisce mobili.

Intanto suo figlio Eugenio, appena tredicenne, inizia a lavorare nella bottega del padre e a produrre “mobili con piedi a zampa di leone in legno di gattice” in quello stile falso Rinascimento molto in voga all’epoca. Ogni pezzo era pagato pochissimo e per riuscire a guadagnare qualcosa Mario ed Eugenio erano costretti ad intagliare molte gambe al giorno: la sera, prima di chiudere bottega, preparavano i blocchi di legno e li immergevano in un bidone pieno di acqua per renderli più duttili e in grado di essere intagliati più velocemente il giorno successivo.

Padre e figlio fecero strada insieme piuttosto velocemente e il loro successo fu sancito da un’importante commissione del Vaticano per un lavoro di restauro e intaglio.

Castorina, Firenze

Nel 1942, durante la Seconda Guerra Mondiale, mio nonno Eugenio decise di spostarsi a Firenze. La città toscana offriva migliori prospettive agli artigiani dotati di talento e allora Eugenio partì, portando con sé sua moglie, due figli piccoli e i suoi strumenti per l’intaglio. Il nonno trovò subito un impiego, anche se non fu facile farsi accettare dai diffidenti colleghi fiorentini che all’inizio gli passavano solo il lavoro più difficile e duro: “Mi davano da intagliare il noce e me lo pagavano come il tiglio“, raccontava.

Stimolato dal suo istinto di imprenditore e per dare una svolta alla sua vita, Eugenio Castorina aprì la sua bottega a Firenze, in Via Maggio n. 35, nella zona dell’Oltrarno, che fin dal Rinascimento è la zona di Firenze a maggior concentrazione di botteghe artigiane. Nella bottega di Via Maggio, Eugenio – come suo padre Mario prima di lui – intaglia, restaura, costruisce mobili e li decora. Inoltre espone in una piccola vetrina sulla strada piccoli manufatti come scatoline, vassoi ed oggettistica in stile trecentesco. Nel 1950, in occasione dell’Anno Santo, riempie la sua vetrina con creazioni a tema religioso che intaglia a casa la sera, dopo cena. È un successo inaspettato: “Con quello che vendevo dalla vetrina mi ripagavo le spese della bottega“, diceva.

Nel 1953, pieno di entusiasmo e fiducioso nel futuro, cerca un fondo più grande che gli permetta di incrementare il lavoro, assumere del personale e destinare uno spazio a mobili e complementi da restaurare e rivendere. Lo trova sempre nella zona dell’Oltrarno, in Via Santo Spirito 15/r a Firenze, un luogo che si è trasformato negli anni in un vero e proprio mondo delle meraviglie in legno, ed è ancora oggi la sede di Castorina 1895.

Il negozio in Via Santo Spirito funziona e nel tempo inizia a lavorarci tutta la famiglia: i miei zii Claudio, Angela e Anna e ovviamente mio padre Mario, oltre a diversi operai e apprendisti. Nel 1966, l’alluvione che colpì duramente tutta Firenze, non risparmiò l’attività di famiglia: ci vollero più di due mesi di duro lavoro per ripulire il negozio dal fango e dai detriti. Mio nonno perse tutti i risparmi e fu costretto a chiedere un prestito alla banca per poter ripartire, ma la ripartenza non si fece attendere: il mio babbo raccontava che “come per la guerra, anche l’alluvione portò molto lavoro“.

Il lavoro ripartì e il restauro diventò l’attività principale della bottega. Dal punto di vista economico, gli anni Settanta e Ottanta furono i migliori: oltre al lavoro artigiano, Castorina iniziò a produrre e vendere cornici, arredi completi e addirittura carte da parati. Nello stesso periodo inizia la produzione di complementi d’arredo, semilavorati e accessori in legno naturale per il restauro e il negozio diventa un punto di riferimento per tutti gli artigiani fiorentini e per chiunque si dilettasse con il legno: importanza che manteniamo tuttora.

La quarta generazione Castorina

Le cose migliori si ottengono solo con il massimo della passione.
Johann Wolfgang Goethe

Io rappresento la quarta generazione di artigiani del legno Castorina e sono consapevole della storia che mi ha preceduto e del nostro essere produttori di bellezza, detentori di un’arte e di sapienze antiche a cui si deve un rispetto e una stima mai abbastanza valorizzati.

Ho iniziato a lavorare in negozio a 16 anni, subito con la pratica, che in bottega “resta sempre la migliore teoria“. I miei primi lavori sono stati quelli che si affidano sempre agli apprendisti: la scartatura di cornici e di mobili, una pratica che ti lascia le mani doloranti e i vestiti e i capelli pieni di polvere. Una pratica che si odia subito, istintivamente. Dopo un po’, però, capisci che anche scartare ha un metodo e che – se lo segui – non ti stanca più, non fa più male. Così cerchi un oggetto nuovo, uno che non hai mai lavorato. E con il tempo ti accorgi che la varietà dei lavori e le astuzie di cui fare tesoro sono innumerevoli. “Ruba con gli occhi” mi diceva il mio babbo e io, contento, immagazzinavo tutto in quello scaffale immaginario che si trova a metà strada tra il cervello e il cuore.

Veder nascere per la prima volta dalle mie mani un oggetto da un pezzo di legno e portarlo alla sua realizzazione compiuta, scegliendo la finitura adeguata, è un momento che non dimenticherò mai: in quel momento anch’io mi sono sentito realizzato. Ed è una sensazione che si ripete identica ogni volta, con ogni nuova creazione. Sono una persona fortunata, perché ho avuto la possibilità di fare un mestiere di cui sono appassionato.

Mio nonno diceva sempre: “C’è qualcosa di magico che mi lega al banco di lavoro, qualcosa di più del semplice impegno quotidiano“. Ed è vero. Il profumo del legno, il suono dei propri utensili, i riflessi della foglia d’oro, dell’argento, i colori delle terre naturali, dei pigmenti, il rapporto che s’instaura con le proprie creazioni e con la gente: tutto contribuisce alla magia. Un legame per “il mestiere” e per la propria bottega che diventa una ragione di vita: un lavoro che si fa per passione, prima che per denaro, perché prevede una ricompensa interiore maggiore di quella materiale. Considero la bottega un luogo prezioso, da rispettare: un luogo in cui si crea e si impara. Il nostro è un ambiente familiare, dove il rapporto tra le persone è fondamentale, perché la tranquillità e la gioia nel fare sono le basi per una buona giornata di lavoro.

Oggi, dopo quasi trent’anni trascorsi da artigiano del legno, posso affermare con estrema certezza che è la cura dei particolari a rendere un oggetto unico. La soddisfazione maggiore è quando un cliente viene a ritirare l’oggetto ordinato e leggo nei suoi occhi che è ancora più bello di come lo aveva immaginato. La stessa soddisfazione che provavano mio padre, mio nonno e mio bisnonno prima di me.

Sono orgoglioso di questa tradizione e fiero di poter dire che oggi, a Firenze, nella bellissima Via Santo Spirito esiste ancora un luogo fatto di artigiani che lavorano il legno con passione, con la voglia di proporre ogni giorno qualcosa di nuovo ed unico ispirandosi ai criteri di bellezza artistica tramandata dai maestri del passato. Un luogo che porta il mio cognome.

Marco Castorina

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